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11/12/2014 | 17:16

Bricocenter e Uiltucs Uil Lecce hanno raggiunto un accordo: per 24 lavoratori salentini priorità d'assunzione, cig straordinaria per un anno e 18 mesi di bonus retribuzione per chi sceglie la mobilità.


Immagine di repertorio presa da internet


Cavallino. Altre ventiquattro famiglie salentine si trovano costrette a fare i conti, da un giorno all’altro, con la disoccupazione. Nulla hanno potuto, costoro, contro la decisione di Bricocenter di chiudere per sempre i battenti. La notizia ci viene comunicata direttamente dalla sezione leccese del sindacato Uiltucs, che sta seguendo la vertenza. Sembra però che si sia raggiunto un primo punto d’incontro tra azienda e lavoratori.

Ma andiamo con ordine. La decisione della proprietà, comunicata ufficialmente il 28 novembre, è stata irrevocabile: dal 5 dicembre in poi – si legge nella nota stampa – il negozio sito nell’area del parco commerciale Leclerc sarebbe stato chiuso al pubblico. Da quel momento i dipendenti si sono aggrappati all’unica speranza possibile, dando vita ad un’occupazione all’interno del punto vendita conclusasi ieri pomeriggio, 10 dicembre, in seguito agli accordi raggiunti tra Uiltucs Uil di Lecce e la stessa società.

Il percorso d’intesa è stato tutt’altro che semplice, stando a quanto raccontatoci dalla segretaria provinciale Antonella Perrone. Anche perché le condizioni iniziali poste dall’azienda non erano accettabili. “Prevedevano solo ed esclusivamentescrive la segretaria Perronei trasferimenti dei lavoratori presso altri punti vendita del circuito Bricocenter, situati in regioni del Nord, alle stesse condizioni di partenza”. Ciò avrebbe dovuto significare che chi, ad esempio, usufruiva di un contratto part-time se ne doveva andare in  un’altra città,senza neppure migliorare la propria condizione lavorativa.

Successivamente, l’azienda ha aperto la procedura di mobilità, prevedendo un bonus per i dipendenti pari a dieci mensilità. Il sindacato di categoria, da parte sua, ha intrapreso una lunga trattativa, mantenendo però un punto fermo: salvaguardare i livelli occupazionali mediante un’adeguata gestione degli esuberi, garantendo anche l’opportunità di ricollocazione grazie alla cassa integrazione straordinaria per cessazione d’attività. Magari, anche all’interno di un esercizio commerciale riguardante l’intero gruppo di cui fa parte la nota catena distributiva dedicata ‘al fai da te’, oppure relativamente alla cessione di un ramo d’azienda.

Se è vero, infatti, che Bricocenter ha attraversato una bufera economicaaggiunge la segretariaarrivando a bruciare 30 milioni di euro di fatturato e disponendo la chiusura di molti negozi su scala nazionale, è pur vero, però, che il fallimento del punto vendita salentino accelera il processo di desertificazione commerciale in atto sul territorio”.

Uiltucs, pur di evitare l’estrema soluzione dei licenziamenti, aveva anche richiesto l’attivazione della task force regionale e la convocazione presso la Provincia di Lecce. Nel frattempo, però, ieri è stata raggiunta l’intesa, ovviamente contenuta in un accordo quadro: “L’azienda ha assunto le richieste del sindacato che prevedono la cassa integrazione straordinaria per un anno; un bonus pari a 18 mesi di retribuzione per i dipendenti che volontariamente sceglieranno la mobilità; un percorso formativo destinato alla ricollocazione nel mercato del lavoro; l’impegno da parte dell’azienda a veicolare tutti i curriculum dei lavoratori verso tutte quelle realtà imprenditoriali che si relazionano con Bricocenter”.

Il punto nevralgico dell’accordo risiede nella disponibilità della società ad agevolare l’ingresso di nuovi soggetti all’interno del punto vendita leccese, accordando una priorità di assunzione per almeno una parte dei cassintegrati. “Un risultato importanteconclude Antonella Perroneche ha mitigato il duro impatto occupazionale e sociale. L’accordo è senz’altro migliorativo, soprattutto se paragonato ad analoghe intese raggiunte nei negozi interessati dalla ristrutturazione aziendale, ma non si può essere soddisfatti di fronte alla perdita di 24 posti di lavoro. Rimane l’amarezza per questa ennesima saracinesca abbassata in un territorio che sta pagando un prezzo troppo alto alla crisi economica”.




Autore: A cura della Redazione

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